| Cenni Storici |
| Domenica 22 Giugno 2008 09:19 |
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Facilmente raggiungibile da Ferla, Pantalica è la più grande Necropoli d’Europa; un’area di grande bellezza, di immenso valore naturalistico e archeologico, testimonianza della vita e delle civiltà esistenti in Sicilia prima dei Greci.
Un vero e proprio tesoro naturalistico e, certamente, il più noto sito archeologico siculo della Sicilia orientale, tanto che, l’intera area, nel Luglio del 2005, insieme alla città di Siracusa, è stata dichiarata dall’Unesco, Patrimonio dell’Umanità. L’origine del nome Pantalica è incerta: quasi sicuramente deriva dall’arabo Buntarigah, che significa “Grotte”, anche se, si suppone che il nome sia da collegare al re Hyblon (l’ultimo re), il quale concesse ai Megaresi di stanziarsi in un lembo del suo territorio e fondare Megera Iblea nel 728 a.C; altri ancora invece concordano con Tommaso Fazello, che nel 1500 identificò il nome di Pantalica con l’antica Erbesso. Tuttavia le origini di Pantalica, al di là di –sebbene fondate- supposizioni, rimangono avvolte in un fitto velo di mistero. Certo è che la civiltà di Pantalica ha avuto una vita di cinque secoli (XIII sec.a C. – VIII sec.a C.). Preziosa gemma incastonata nei monti iblei, la Necropoli di Pantalica, fu uno dei primi centri abitati della Sicilia orientale; fondata da popolazioni indigene fu sede di un prospero, sebbene non numeroso popolo, organizzato molto probabilmente secondo una struttura politica retta da un monarca. Si tratta dunque, di un centro fiorito alla fine dell’Età del Bronzo, e sviluppatasi durante l’Età del Ferro, quando le popolazioni dalla costa, per sfuggire alle incursioni di popoli del sud Italia, decisero di stanziarsi in un luogo isolato e sicuro. Ciò ci è anche dimostrato dal fatto che la città si sviluppò su uno sperone roccioso, isolato dalle gole profonde dell’Anapo e del Calcinara (o Bottiglieria), immerso negli antistanti altopiani, territorio evidentemente scelto proprio per rendere l’insediamento inattaccabile; un luogo di estrema bellezza e allo stesso tempo estremamente aspro e perciò inaccessibile al nemico. Dunque, una vera e propria fortezza naturale, vissuta per oltre 2400 anni, un periodo di tempo che va dal XIII sec. a.C. all’epoca della colonizzazione greca (1250 al 700 a.C). La città dovette essere distrutta in seguito alla fondazione di Siracusa e all’espansione del dominio di questa nel retroterra, che culminò con la fondazione di Akrai nel 664 a.C. Delle costruzioni che dovettero occupare l’altura in età sicula, restano solo i grandiosi avanzi dell’Anaktoron (palazzo del principe), e i terrazzamenti a sud di esso. Nelle pareti rocciose a picco verso l’Anapo e il Calcinara rimangono le necropoli costituite da ca. 5000 tombe a grotticella artificiale, di forme e dimensioni diverse, scavate senza ordine nella roccia…5000 occhi che scrutano attraverso i millenni. Il potere di Pantalica ebbe fine, quindi, più precisamente, con la fondazione di Akrai (Palazzolo); proprio la conquista dei greci, infatti, distrusse quella società complessa, inglobando e mutando gli usi e le tradizioni dei siculi che la formavano e la città dovette sperimentare l’abbandono e il silenzio. Abbandonata per molti secoli, una certa rinascita si ebbe poi durante la stagione bizantina, quando le popolazioni, nei primi secoli del Medioevo, dovettero nuovamente cercare rifugio nella sua posizione quasi inaccessibile, poiché spinti dall’invasione araba. Nella zona sono presenti, infatti, anche importanti tracce della dominazione bizantina che a Pantalica s’insediò con una legione militare ( i resti di quattro villaggi bizantini, e di tre chiesette rupestri: chiesa di San Micidiario, chiesa di San Nicolicchio, e la chiesa del Crocifisso). Mentre la presenza di numerose grotte trogloditiche di forme e dimensioni diverse, e di seimila celle sepolcrali fra le bianche rocce calcaree rivela i segni delle diverse civiltà che hanno abitato il territorio. A Pantalica si trovano scarse tracce del periodo greco, epoca in cui si rafforzarono le difese dell’istmo, testimonianza evidente che Pantalica, anche se non abitata, fu in qualche occasione usata come fortezza o campo trincerato per operazioni belliche. E’ con la fine della dominazione araba, che termina l’insediamento umano in questi luoghi; così l’immensa necropoli della civiltà preistorica rimane la testimonianza di un popolo la cui esistenza per alcuni versi possiamo solo immaginare. Fu il grande archeologo Paolo Orsi a condurre, tra la fine del secolo scorso e gli inizi del ‘900, le campagne di scavi nella Necropoli; egli appurò che nel sito di Pantalica sono presenti testimonianze di due dei tre diversi periodi chr caratterizzarono la presenza sicula ( mancano testimonianze della fase più antica detta periodo castellucciano). I suoi studi furono continuati ed ampliati, più di cinquant’anni dopo, da un altro archeologo, L.Bernabò Brea, il quale si impegnò alacremente per svelare i segreti di Pantalica. Ad esso si deve il rinvenimento di ceramica grigia a solchi incisi, che lo ha indotto ad affermare che il primo stanziamento fosse dovuto a genti portatrici della cultura di Thapsos. Testimonianze della città archeologica si riscontrano dalla scenografia offerta da più di cinquemila tombe e grotticelle artificiali scavate nella viva roccia, spesso a strapiombo, che scende lungo tutti i lati del pianoro; questi danno l’aspetto di immensi alveari e rendono davvero affascinanti i luoghi in cui si raggruppano. Al centro del pianoro, la cui altezza massima è di m. 424, lungo circa 1200 e largo 600, in prossimità del fossato difensivo di Filipporto, è situato, in una posizione simbolicamente e logicamente privilegiata, il celebre Anaktoron o Palazzo del Principe. E’ tuttavia presumibile che la vita di Pantalica si svolgesse prevalentemente lungo i fianchi del massiccio, laddove è possibile scorgere le testimonianze dell’insediamento umano nei secoli: dai Villaggi bizantini, ai reperti risalenti ad un’epoca ancora più antica, che nella tomba a grotticella trova l’esemplare più rappresentativo; testimonianze della civiltà umana sono ancora da riscontrare nelle varie chiesette dedicate alla pratica dei culti. Da vedere anche la Grotta dei Pipistrelli, la Grotta Trovata, e quella del Tunnel. A Pantalica, l’interesse storico-archeologico, si fonde con quello naturalistico, rendendola, la più spettacolare Necropoli della Sicilia orientale. Proprio il teatro naturale in cui la Necropoli si innesta, accentua notevolmente la meraviglia e l’impressione del visitatore. Pantalica, infatti, si inserisce in uno scenario di circa ottanta ettari, delimitato da due grandi cave, lungo le quali scorrono rispettivamente, a nord il fiume Calcinara ed a sud il fiume Anapo: i due fiumi, confluendo, danno origine ad est ad un unico corso d’acqua. L’area rappresenta, dunque, l’ambito naturalistico a più alta concentrazione di valenze storico-archeologiche, dalle necropoli sicule, ai siti e manufatti di origine greca sino a quelli del periodo bizantino, dai tracciati ai caseggiati rurali, da splendide cavità naturali di varie misure, quindi, da uno scenario naturale di immensa bellezza alle splendide aree ambientali, e alle cave che spesso assumono dimensioni di veri e propri canyons. |
| Ultimo aggiornamento ( Domenica 22 Giugno 2008 09:57 ) |
