| Ferla - Cenni Storici |
| Domenica 22 Giugno 2008 09:13 |
|
Nella parte sud orientale della Sicilia troviamo FERLA, un piccolo paesino appartenente alla provincia di Siracusa e distante da essa 42 km; ubicato tra la valle dell’Anapo e l’altipiano ibleo, a 556 metri s.l.m, conta una popolazione inferiore ai 3000 abitanti e un territorio di 25 km. Il nucleo abitativo ha origini antichissime, infatti recenti studi hanno confermato l’esistenza di un piccolo villaggio, con funzione difensiva appartenente alla città di Pantalica, già attivo intorno al 1270 a. C. Secondo Bernabò Brea, al tempo di Pantalica, sorgeva un piccolo villaggio chiamato Lega, il cui castello dominava la vallata del fiume Ferla, affluente dell’Anapo, e sorgeva su uno sperone di roccia con pareti scoscese verso est, sud ed ovest, mentre al nord era stato collegato con il retroterra ibleo. Prova di questa teoria sono i resti archeologici trovati nel territorio di Ferla ed attualmente conservati al museo Paolo Orsi di Siracusa. A seguito della fondazione di Siracusa e Akrai, Pantalica si avviò al declino e Lega fu conquistata dallo spartano Gilippo per poi essere consegnata a Siracusa. La comunità chiamata Castel di Lega doveva essere insediata sulla collina denominata “ Castello” a sud dell’attuale abitato. Tracce di necropoli e abitazioni rupestri ancora oggi documentano l’esistenza di un nucleo abitato in età pre-greca. Ormai quasi disabitata nei primi secoli dell’era cristiana, sul territorio esistevano degli eremi abitati dai monaci, dediti alla vita contemplativa e alla coltivazione della terra. Il Motta cita due di questi monasteri: uno presso la sorgente del Ronco, dove esisteva anche una chiesetta rupestre dedicata a S. Sofia, e un altro presso la sorgente di S. Giovanni. All’insediamento chiamato Lega fu assegnato il nome Ferla dai conquistatori normanni, i quali diedero un assetto abitativo diverso, non più piccoli centri rurali, ma un unico centro abitativo con una sua organizzazione sociale, politica ed economica; cambia pure la lingua, si passa del greco-bizantino al Gallo- italico. La prova inconfutabile dell’origine è data dal dialetto di Ferla, appartenente al ceppo Gallo-italico ed indicatore della dominazione normanna. Sull’origine del nuovo nome ci sono varie teorie; alcuni pensano che il nome Ferla fu coniato dagli abitanti di Piazza Armerina che in gran numero vi emigrarono. Lo spunto fu dato dai molti alberelli di ferula che crescono nella zona. La Ferula è un’erba perenne detta anche finocchiaccio; appartiene alle ombrellifere ed ha fiore giallo. Altri storici lo fanno derivare del termine fara che in longobardo significa famiglia, tesi avvalorata dal termine dialettale antico “Ferra” con cui si identificava il paese. Da cui le voci dotte “Ferula” e” Ferla.” Il nucleo originario dell’abitato fondato dai Longobardi doveva estendersi nella parte sud-orientale dell’attuale sito, proseguendo anche verso il fiume Vallone-Tre-canali; i quartieri infatti S. Agrippina, Carceri Vecchie e Calandone presentano caratteristiche urbanistiche più antiche e sono i luoghi più vicini alle sorgenti d’acqua. Anche l’antico territorio sul quale si estendeva l’influenza ferlese è mutato nel corso degli anni: di sicuro era più vasto; esso comprendeva i feudi di Pedagaggi e Randazzini e territori che oggi appartengono a Sortino, Cassaro e Buschemi. La baronia di Ferla restò nelle mani della famiglia Moncada fino al 1575. Questo fu un periodo di floridezza economica per il paese, infatti in quegli anni furono edificate le sue più imponenti chiese, come la Chiesa Madre, la Chiesa San Sebastiano e la Chiesa Santa Maria. Dal 1625 in poi si ebbe un susseguirsi di baronie dai Rau ai La Bruna per arrivare ai marchesi S.Elia, durante la signoria dei quali si verificò la catastrofe del terremoto del 1693. Il terremoto del gennaio 1693 sconvolse la Sicilia Orientale e distrusse quasi per intero Ferla. La ricostruzione avvenne in un arco di tempo abbastanza breve, alcune chiese, come la Chiesa Madre vennero ricostruite sullo stesso sito, altre, come la Chiesa si Sant’ Antonio e Santa Sofia sorsero in zone nuove, in conseguenza dello spostamento del centro abitato. Dopo un anno dal terremoto fu edificato il Tempio di San Sebastiano, mentre la chiesa di Sant’ Antonio fu progettata nel 1696 dal frate Michele La Ferla.. Il nuovo Paese fu riedificato secondo un impianto cruciforme: la strada del “Corso” presenta su un lato cinque chiese e sull’altro i palazzi nobiliari.
Il centro storico è caratterizzato dall’aspetto stilistico dell’architettura tardo-barocca, integrato in ampie parti da costruzioni neoclassiche e liberty. I dettagli decorativi sono realizzati con pietra da taglio bianca proveniente da cave locali e lavorata da maestranze ferlesi. Nelle frange periferiche dell’abitato furono ricostruiti gli antichi conventi Dei Cappuccini verso il monte Rigoria, e quello dei Riformati sul piano della Silvia; nei quartieri popolari furono edificate le chiese di Santa Sofia e quella della Madonna delle Grazie. |
| Ultimo aggiornamento ( Domenica 22 Giugno 2008 10:22 ) |
